Perdonare gli altri (1)
“IO DARÒ LA RETRIBUZIONE, DICE IL SIGNORE” ROMANI 12:19
Credi di avere perdonato una persona ma, molto tempo dopo, ti ritrovi a covare ancora risentimento nei suoi confronti. Alcuni segnali indicano che il lavoro non è finito: pensi continuamente a chi ti ha fatto torto e sale il risentimento; cerchi di evitare quella persona; rivivi l’episodio sia mentalmente che nelle conversazioni; cogli ogni opportunità per ricordargli il male che ti ha fatto. Sai che cosa stai facendo? Stai giustificando la mancanza di perdono! Ci sono due cose che Dio vuole esclusivamente per sé: 1: la lode che Gli appartiene. “Io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli” (Isaia 42:8). 2. Il diritto a “pareggiare i conti”. Paolo scrive: “Non fate le vostre vendette, miei cari… poiché sta scritto: “A me la vendetta; io darò la retribuzione”, dice il Signore. Anzi…
“Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo”… Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Romani 12:19-21). Dunque, perdona, consegna la situazione nelle mani di Dio e confida che Egli risolverà tutto! Quando Gesù era “oltraggiato, non rendeva gli oltraggi… ma si rimetteva a colui che giudica giustamente” (1Pietro 2:23). Il risentimento ti lega a chi ti ha offeso e finisci per essere suo ostaggio. Rimuginare su ciò che i tuoi genitori o il tuo coniuge ti hanno fatto, o su come un tuo socio si è preso il merito del tuo lavoro o su qualcosa che qualcuno ha o non ha detto a tuo riguardo, rende te, e non loro, un infelice. Te ne vai in giro bollendo di rabbia, e quelli non sanno nemmeno che sei turbato. Non concedere a nessuno questo controllo sulla tua vita. Perdona e va avanti!
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